Sinonimi: ricercatore spirituale, iniziato, lavoratore su di sé, illuminato, discepollo ecc.

Superlativi: Maestro, Illuminato, Guru, Guida spirituale, Risvegliato, Divulgatore, Scemano ecc.



  • “Lei è un credino, s'informi.”

2 aprile 2017

Lo Zen e l'Arte dell'Uso della Mazza.

Lo Zen è una setta particolare di Buddhismo originata in Cina (Dʑjen, dal cinese Chán) durante la dinastia Tang tra il 620 e il 910. Dalla Cina si sviluppò in Vietnam, Korea e in Giappone dove prese, appunto, il nome di "Zen".
Il Buddhismo Zen si è ampiamente diffuso in Occidente per mezzo degli scritti di A. Watts, e D. T. Suzuki, e anche "I Tre Pilastri dello Zen" di P. Kapleau e "Lo Zen e l'Arte del Tiro con l'Arco" di E. Herrigel.


                                   Lo Zen è 

«Una speciale tradizione esterna alle scritture
Non basato su parole e lettere
Che punta direttamente alla propria mente
Lascia vedere dentro la propria natura 
E raggiunge la Buddhità»

Queste, presumibilmente, le parole di "raggio di sole" Bodhidarma, il barbaro dagli occhi azzurri, controversa figura, nonché enfant prodige e possibilmente l'inventore del Chán a soli 150 anni d'età! (Certo è che dopo nove anni passati in silenzio a fissare la parete della caverna... C'è ben poco da dire.)

Quale mezzo verso l'illuminazione, lo Zen utilizza principalmente la meditazione Zazen, star seduti a contare e osservare il proprio respiro, e Koan tipo "Qual'è il suono di una sola mano?" Nella setta Rinzai, in particolare, vengono implementati atteggiamenti indirizzati a scuotere i propri discepoli dal loro stato normale per portarli ad una consapevolezza illuminata. In particolare il maestro fa uso del Kyosaku (o Keisaku) un randello piatto per facilitare la morte dell'ego dello studente. 
(Qual'è il suono di un sacco di mazzate?)


«Se intraprendete lo studio di un Koan
 e vi ci dedicate senza interrompervi, 
scompariranno i vostri pensieri e svaniranno i bisogni dell'io.
Un abisso privo di fondo vi si aprirà davanti
 e nessun appiglio sarà a portata della vostra mano
 e su nessun appoggiassi potrà posare il vostro piede.
La morte vi è di fronte mentre il vostro cuore è incendiato.
Allora improvvisamente sarete una cosa sola con il Koan 
e il corpo-mente si separerà...
Ciò è vedere la propria natura.»

(Tutto questo leggendo una potente filastrocca, un poderoso indovinello... "Un abisso privo di fondo vi si aprirà davanti..."  E che Koan!)



Nello Zen si possono identificare due processi: guardare dentro e guardare fuori. Guardare dentro include il processo meditativo. Guardare fuori include avere un maestro come modello di vita e ispirazione per la pratica.
Ovviamente lo Zen è molto di più, o molto di meno, a seconda di come lo si desideri immaginare e quanto lontano si voglia viaggiare a cavallo della propria fantasia.
Alla domanda del perché l'aspirante monaco voglia entrare nel monastero, la risposta deve essere: "Io non so nulla. Vi prego di accettare la mia richiesta."
Qualora fallisse nel dare la risposta giusta, l'aspirante monaco viene colpito ripetutamente con il Kyosaku fino a che le sue spalle non diventano livide e il suo stato di mente è libero.
La sua mente deve essere una tela bianca pronta ad essere dipinta dai suoi superiori come a loro più pare e piace. 

Il monastero Zen è una struttura con la sua ferrea gerarchia autoritatia. Una volta accettati nella comunità anche i monaci ammessi appena poche ore prima, esercitano la loro autorità sui neofiti, passandogli davanti in mensa e nelle occasioni formali e informali, Gli ultimi arrivati considerano già i monaci con anche solo un anno di esperienza come esseri superiori... (Figuriamoci il maestro e il sangha.)
Il sottinteso presupposto dello Zen è sempre stato quello che la meditazione possa naturalmente liberare l'esperto praticante dai dilemmi morali della vita, senza il bisogno di rigide regole di condotta imposte dall'alto.


La perfetta impersonificazione di questo stato è la figura del Maestro Zen, un tipo di individuo a cui vengono attribuite qualità di discernimento quasi sovrumane tipo spontaneità, compassione e libertà dal desiderio. La veradicità di tali affermazioni (Supposizioni? Desideri?) sono però messe in discussione a causa di molti Maestri Zen che hanno, al contrario, esibito comportamenti scandalosi rispetto ai precetti da loro stessi insegnati.

La società feudale, con la sua indiscutibile obbedienza verso la figura del guru per eccellenza, il divino imperatore, ovvero l'impersonificazione della verità suprema, è davvero esistita in Giappone fino alla metà del XX secolo. Prima del 2001 nessuno delle filiali dello Zen Rinzai ammise o si scusò per il loro infervorato supporto (nelle guerre in cui il Sol Levante fu coivolto) del milatirismo giapponese, considerando quest'ultimo allo stesso livello del Dharma del Buddha.
Durante la guerra i principali maestri e accademici Zen sostenevano che uccidere i Cinesi era espressione di compassione Buddhista, mirata a purificarli delle loro perversioni.

Lo stesso Gyokujun So-on l'illuminato maestro di D.T. Suzuki diceva: "Guerra e uccisioni sono azioni necessarie per portare armonia in cose che non sono compatibili."
Questo tipo di atteggiamento non ha certamente sorpreso lo stesso Suzuki perché in linea con i comportamenti "illuminati" dei maestri Zen in generale. Suzuki è considerato in Occidente un vero uomo di Zen, eppure scrisse che la religione dovrebbe per prima cosa servire a preservare lo stato. Affermò anche che i Cinesi erano dei barbari e che il giappone doveva punirli in nome della religione.



Il maestro Zen Daiun Sogaku Harada Roshi (1871–1961) studiò sia con maestri Soto che Rinzai ed era un irriducibile guerrafondaio. Nel 1939 Harada scrisse: "Se ti ordinano di marciare, calpesta! Se ti ordinano di sparare, premi il grilletto! Questa è la manifestazione di saggezza più alta dell'Illuminazione. L'unità tra guerra e Zen si estende su tutta la guerra santa (ora in corso)."


Yasutani Haku'un Roshi, fondatore del Sambo Kyodan non solo era un fanatico militarista di estrema destra, ma era uno sciovinista, sessista e anti-semita anche più del suo maestro Harada. Yasutani fu gran sostenitore dell'ideologia anti-semita nazista e della guerra. "Ceto che bisogna uccidere" Disse Yasutani "uccidere più nemici possibile. È necessario combattere strenuamente e uccidere ogni soldato dell'esercito nemico. La ragione è che per poter trasmettere la compassione Buddhista e l'obbedienza alla sua perfezione è necessario assistere il bene e punire il male. Fallire in ciò significa tradire la compassione e l'obbedienza. Questa è una caratteristica speciale dei precetti del Buddhismo Mahayana." 
(Li mortacci...) 


O come diceva il maestro Zen Nakahara Nantenbo Toju (1839-1925) "Non c'è pratica di Bodhisattva superiore allo stroncare una vita in modo compassionevole." Infatti molti dei principali maestri e monaci Zen sia della scuola Rinzai che quella Soto, alcuni dei quali divennero conosciuti in Occidente, furono veementi sostenitori, se non fanatici, del militarismo Giapponese. 







Il venerato saggio Omori Sogen, lodato come il più grande maestro Zen dei tempi moderni, invece di essere preoccupato ad usare la "spada-vitale" dello Zen, negli anni '20 si schierò, uniforme e moschetto, con il programma dell'estrema destra di eliminare la democrazia parlamentare attraverso assassini politici in patria e mire imperialistiche all'estero. Allo stesso tempo dichiarava di avere l'illuminazione del Buddha. Hosokawa Dogen scrive: "Omori Sogen è la manifestazione del vero e tradizionale Zen." (Ah, beh... Chi vuole praticare il vero Zen alzi la mano...!)

Daisetz Teitaro Suzuki (Per gli amici D.T.) viene spesso  raffigurato come gentile e perspicace e riverito da molti in Occidente come un vero uomo di Zen. Eppure scrisse che "la religione deve, prima di tutto, cercare di preservare l'esistenza dello stato" seguito dall'asserzione che i Cinesi fossero dei "barbari insubordinati" e che il Giappone doveva punirli "in nome della religione." Suzuki  scrisse delle connessioni tra Zen e il Bushido, ovvero la via o il codice morale del guerriero, dipingendo così quest'immagine del monaco Zen più come un Samurai vero e proprio. (D.T. Suzuki disse che il Kyosaku si impugna con due mani in modo che si possa usare tutta la propria forza. Mettere tutta la forza per "svegliare" l'assopito essere meditabondo o per tranciare il nemico è l'elemento critico che accomuna il monaco Zen e il guerriero Samurai.) Il Bushido sviluppato in quel contesto non era certo una continuazione di alcuna etica precedente, ma un movimento accuratamente selezionato dalla propaganda, con un enfasi sull'onore, il dovere, la lealtà e lo spirito di sacrificio. Nel 1904 Suzuki invocò il Buddhismo per tentare di convincere i giovani Giapponesi a morire volontariamente per la loro patria: "... I Buddhisti sono i portabandiera del Dharma, sopra i corpi dei morti e i morenti fino alla vittoria finale. Dovessero morire in battaglia, non avranno rimorsi. Questa è la religione in tempi di emergenza nazionale." Al tempo della guerra D.T. contribuì a scrivere su alcune testate irosi articoli pro-militaristi dai vari titoli quali -Vittoria nella Guerra Santa- o -La Morte è l'Ultima Battaglia- o anche -Vittoria Certa per i Kamikaze- e -Il Nobile Sacrificio di Centinaia di Milioni-.



Il più celebrato Gushin (dio della guerra) della guerra del Pacifico, Tenente-Colonnello Sugimoto Goro, definì così l'importanza dello Zen per l'imperialismo giapponese: "Per mezzo della pratica dello Zen io sono in grado di liberarmi del mio ego. Facilitando questo processo, lo Zen diventa il vero spirito dell'esercito Imperiale."




Storiella Zen:

"A Tokyo ci sono alcuni monasteri Zen, e in uno di questi vi era un monaco pieno di sé che era riluttante ad ascoltare le parole del maestro. Il maestro, da parte sua, per questo tipo di allievi aveva un bastone speciale, corto e tozzo. Un giorno il maestro colpì il monaco talmente forte che quest'ultimo non poté più rialzarsi. Non poté più rialzarsi perché... Era morto!"
L'incidente fu denunciato alla polizia, ma il maestro non fu mai incolpato del delitto.
Anche le forze dell'ordine sono a conoscenza del legame straordinario che c'è tra maestro e allievo: un legame al di sopra del bene e del male, al di fuori della legge. (Non importa quale sia il limite di velocità o a quanto andavi, se hai l'immunità diplomatica sei protetto dall'accusa di infrangere la legge che viene applicata agli altri ma non a te.)
Dire che quella è una forma rigida di compassione Buddhista, non è altro che perdonare un feroce atto di gratuita perversione.
Anche prima della sua introduzione in Giappone nel XII secolo, lo Zen abbracciava l'idea che gli esseri illuminati trascendessero bene e male.



Noi abbiamo questa immagine poetica e mitizzata del monaco Zen pacifico, illuminato e celibe. Questa immagine è però solo una nostra proiezione, perché in realtà i monaci illuminati si sono spesso rivelati prosaici, irosi, fidanzati e sessualmente voraci.
Quella tradotta e arrivata in Occidente, infatti, è soltanto una versione comicamente romanticizzata dell'abuso fisico e psicologico perpretato in nome della spiritualità. In realtà le pesanti mazzate e l'ossessivo desiderio carnale sono solo un segnale del temperamento e dalla tendenza alla violenza di individui ingenuamente considerati dai discepoli come "spiritualmente illuminati".
Un maestro Zen una volta disse che i precetti morali erano molto importanti da imparare per gli studenti, ma naturalmente i maestri Zen li potevano ignorare essendo questi ultimi "liberi". (Basta porre solide basi e... Partire col piede giusto.)

La tradizione Zen è formata da famosi poeti e maestri alcolizzati... L'incoraggiamento a bere in varie comunità laddove il maestro era un alcolista ha portato molti studenti a fare lo stesso, e alcune comunità Hindu e Buddhiste hanno dovuto cominciare gruppi AA (alcolisti anonimi) per affrontare il problema della dipendenza.

Nell'era Edo [1600 - 1868], i sacerdoti buddisti non si sposavano, ma i templi erano luoghi altamente "trafficati", e in molti casi i sacerdoti conducevano una vita quantomeno mondana. Le donne cominciarono a stabilirsi in pianta stabile nei templi, per lavoro e per piacere. Ovviamente non mostravano il loro volto perché era chiaro il fatto che non potessero essere lì. (Altrimenti pare brutto...)
Otori Sesso (1814-1904) dovette ammettere che un gran numero di monaci buddhisti era sposato, nonostante le regole lo proibissero.
Nei Monasteri Zen in Giappone il sesso tra tra gli uomini era un'attività da tempo largamente praticata e allo stesso tempo proibita. (Solo un'altra contraddizione del... Koan.)

Lo stesso Gyokujun So-on, maestro di Suzuki, ebbe una relazione con la moglie di un commerciante locale. Tutti lo sapevano, ma nessuno fece nulla.
Eppure tali atteggiamenti contemporanei sono considerati "Puro Zen" così come dicono sia stato praticato in Oriente per più di mille anni. D'altra parte non si può affermare che "gli esseri illuminati non sono più soggetti alle costrizioni morali" e poi scandalizzarsi se sorgono problemi non solo nelle comunità trapiantate in Occidente, ma anche nelle 'tradizionali' comunità in Oriente.
Gli scandali, spesso di natura sessuale, che hanno scosso numerevoli centri Buddhisti negli ultimi anni, potrebbero sembrare distanti anni luce dal militarismo Giapponese appoggiato dallo Zen. La differenza, comunque, non è poi così grande, poiché il comun denominatore è l'annosa egocentrica mancanza d'interesse nei fantomatici precetti etici del Buddhismo.
Quando questa "pratica" viene esportata, è ovvio che c'è da aspettarsi l'abbandono del bastone simbolo della verità dell'Oriente, per brandire i diluiti valori più lascivi materialistici e "liberi" dell'Occidente. (Tutto un altro tipo di mazza.)

A partire dagli anni '70 fino ad oggi, ci sono stati scandali in un centro Zen dopo l'altro rivelando che molti insegnanti Zen hanno sfruttato studenti sessualmente e finanziariamente. Questa lista ha incluso, in periodi diversi, i dirigenti scolastici della Zen Study Society di New York, San Francisco, Los Angeles, Bar Harbor, Maine, Providence e il centro di Toronto. Questi sono alcuni dei centri più grandi e più influenti. Nella maggior parte dei casi, gli scandali hanno continuato a susseguirsi per anni.

Hakuyū Taizan Maezumi ammise pubblicamente di essere un alcolizzato e entrò in una clinica per disintossicarsi. Questo coincise con le rivelazioni di avere relazioni sessuali con alcune delle sue studentesse al suo centro Zen di Los Angeles, inclusa una delle "riceventi della trasmissione del Dharma", nonostante egli fosse sposato.




Joshu Sasaki Roshi, è stato uno dei più influenti e carismatici maestri Zen in America e per decenni ebbe relazioni sessuali con le sue studentesse e monache Buddiste. Molestò e costrinse centinaia di altre seguaci ad avere rapporti con lui durante sessioni vis-a-vis di formazione al suo centro Rinzai-ji a Los Angeles e negli altri luoghi di ritiro.
Dagli inizi degli anni '60 in poi la Zen Studies Society fu
scossa dalle notizie che Eido Roshi ebbe continue relazioni sessuali con le sue discepole. Le accuse non erano limitate alla cattiva
condotta sessuale ma anche alla cattiva amministrazione del centro.

Eido Shimano Roshi, fondatore e leader della Società degli Studi Zen di New York, condusse clandestinamente relazioni con dozzine di donne nella sua comunità per decenni, anche perché portate avanti in un ambiente totalitario e patriarcale favorevole alla promiscuità sessuale maschile.

Secondo Shimano "il sesso con le studentesse non è una violazione di precetti Buddhisti. Fornicare con una studentessa è farle un favore. La vera conoscenza del Dharma è che non esistono bene e male." (C'è da chiedersi come la vera conoscenza del Dharma possa aiutare una donna continuamente molestata dal proprio maestro per fare sesso.)

La storia di Eido Shimano è senza pari nel Buddismo Zen moderno, sia nella misura del suo abuso, sia, nonostante ciò, per la sua capacità di mantenere per anni la sua posizione. Eido Shimano cominciò a vittimizzare studenti appena dopo il suo arrivo negli Stati Uniti nel 1961, e ha continuato a farlo durante la sua carriera cinquantennale, riuscendo a essere considerato uno degli insegnanti buddisti più stimati in Nord America. (50 anni di abusi!) Si è addirittura ufficialmente incontrato sia con il Dalai Lama che con Papa Benedetto XVI. Ce n'è voluto, ma alla fine si è dimesso, non certo senza una generosa pensione elargita dalla Società degli Studi Zen, l'organizzazione non-profit che gestisce i due templi in cui ha insegnato fino alla fine del 2010.

Dr. Klaus Zernickow aka Sotetsu Yuzen è un ginecologo tedesco che insegna Buddismo sin dal 1971. Il suo gruppo Zen "Mumon-Kai" costituito come un'organizzazione non-profit, gestisce due templi e un complesso di appartamenti nella periferia di Berlino, insieme ad un tempio in Polonia e una piccola villa nella Germania del nord. Lo stile d'insegnamento di Sotetsu Yuzen al Mumon-Kai è generalmente definito autocratico e dispotico. Le trasgressioni da parte degli studenti venivano punite con multe arbitrarie e salate. Per gli stessi studenti era obbligatorio portare sempre con sé un telefonino per le emergenze, per essere sempre reperibili (E sorvegliati) 24 ore su 24. C'era anche un team di guardie del corpo armati di manganelli e spray orticante per gestire il gruppo. Lo stesso Sotetsu ammise di andare in giro armato. (Nazi-Zen!)

Stando le testimonianze gli studenti dovevano inoltre donare fondi per i lussuosi progetti edilizi del gruppo, come per esempio una vasca idromassaggio e pavimento riscaldato per le tartarughe di Sotetsu, e per sostenere il ristorante gestito dal gruppo. Il metodo di addestramento Zen al Mumon-Kai ha un aspetto di tipo gerarchico, con molte condizioni e prerequisiti necessarie per passare di livello. Quello del Koan era spesso usato come strumento di potere e abusato per promuovere gli interessi del maestro. Per esempio: per poter risolvere un certo Koan uno studente dovette cacciare dall'appartamento la sua compagna solo perché non ritenuta più affidabile dal maestro. Oppure, per continuare ad essere ammessi al training, era necessario tagliare ogni contatto con con gli ex-membri. (Noi i ragazzi dello Zen di Berlino.)
Sotetsu aka Dr. Zernikow ebbe relazioni sessuali con molte delle sue studentesse, e provò ad avere rapporti con quasi tutte le donne durante i seminari di meditazione oppure durante le "sessioni", così come veniva definita la sua pratica medica, dove per alcune si trattava solo di sesso e nient'altro. Una di queste donne disse che le venne detto che "il problema era quello di arrendersi, di aprirsi e che poteva cominciare il processo col 'divaricarle'!"

Sia Shimano che Zernickow condividono alcune cratteristiche in comune, tra cui sicuramente la pazienza e l'accettazione. Dalle prove fornite dagli studenti in numerevoli occasioni nessuno dei due era assolutamente capace di affrontare le critiche in modo calmo, razionale e distaccato, mettendosi subito sulla difensiva e ricorrendo invece alla rabbia, arrrivando fino all'aggressione qualora i loro metodi fossero messi in discussione.

Va sottolineato che la fonte del problema non sta nell'attività sessuale di per sé, ma nell'abuso di autorità degli insegnanti e la natura ingannevole (e di sfruttamento) di tali episodi. Queste relazioni sono state condotte in segreto e negate pubblicamente. Gli studenti coinvolti sono stati spesso ingannati dagli insegnanti riguardo alla natura di suddette relazioni sessuali. In alcuni casi l'insegnante giustificava l'esperienza sessuale per promuovere l'avanzamento dello sviluppo spirituale dell'allievo. (Non lo fo' per piacer mio...!) Un'altra giustificazione era quella di "rafforzare il centro Zen" presumibilmente perché avere una relazione segreta con il "maestro" avrebbe approfondito la loro comprensione e la susseguente pratica elevandone il livello d'essere.

L'abuso di potere che questi uomini hanno esercitato ha avuto effetti psicologicamente rovinosi in quasi tutti i casi. Gli studenti coinvolti sono rimasti spesso devastati dalla consapevolezza di essere stati sfruttati dalla persona di cui si fidavano di più. Alcuni hanno avuto bisogno di molti anni di psicoterapia. Ci sono stati esaurimentii nervosi, mentali e matrimoni andati in frantumi. Nei centri Zen dove si sono verificati questi abusi si vennero a creare opposte fazioni: quelli che condannavano il comportamento dell'insegnante e quelli che invece negavano i fatti o ne giustificavano l'operato. Gli apologeti, quando non negavano apertamente l'accaduto, giustificavano quella del maestro descrivendola come "pazza saggezza", oppure davano la colpa alla vittima aggiungendo che l'insegnante non è un essere perfetto. Un'altra spiegazione era quella che lo studente non aveva ancora veramente compreso l'insegnamento. ("Ancora non l'hai capito...? Per l'ennesima volta: per ricevere il Dharma devi prima... Toglierti le mutande!") Le punizioni elargite agli insegnanti Zen in America sono state rare. Di solito, coloro che hanno contestato questi comportamenti illeciti hanno lasciato volontariamente il gruppo oppure sono stati spinti fuori dal centro dei fedeli del maestro o dal maestro stesso. Fra i tanti, alcuni sono stati così delusi e amareggiati che hanno del tutto abbandonato il buddhismo. La ragione è che molti degli studenti di questi insegnanti rimasero alquanto sorpresi e scioccati quando gli fu rivelata la portata di tale accuse. Il motivo è perché il tipo di cattiva condotta più universalmente condannata, vale a dire l'abuso di fiducia per scopi sessuali, si verifica sempre in privato sotto uno spesso velo di segretezza.

La ciliegina del dopo scandalo, fu che gli accademici Zen Giapponesi andarono in America per dire che se non si era contenti del maestro sarebbe stato necessario andarsene; mentre invece, indiscutibilmente, il maestro sarebbe restato.

E per quanto riguarda la tanto agognata "illuminazione" attribuita ai praticanti dello Zen?

Storiella Zen:

Un giorno a Katagiri Roshi (Anche lui a quanto pare coinvolto in segrete relazioni sessuali con le sue studentesse, tanto per cambiare...) venne domandato quanti veri maestri Zen e Chán erano esistiti. Lui rispose senza esitazione: "Forse un migliaio."
A un altro maestro Zen venne chiesto quanti maestri veramente illuminati esistono oggi in Giappone. Lui rispose: "Non più di una dozzina."



Dopo più di un millennio di maestri che pestano di botte o "seducono" i loro numerosi discepoli, la morte dell'ego resta sempre e comunque una forte motivazione per gli esseri meditabondi dello Zen. (Più che altro è sempre la morte dell'ego degli altri.) Il Maestro non esita a far leva sul suo indiscutibile potere per raggiungere quel sacro obbiettivo concedendosi, nel frattempo, ai propri desideri terreni .
Quando Mo-san diventò il maestro ad-interim di un tempio Zen della West Coast degli Stati Uiniti, durante il suo mandato cercò di nascondere la sua bassa statura indossando zatteroni sotto la sua tunica, allungando l'orlo apposta per celare quel trucco. Insistette anche che i suoi discepoli gli comprassero una Cadillac con cui "veleggiare". Addirittura scoppiò uno scandalo perché barattava conoscenza in cambio di incontri intimi con le sue bionde aspiranti.

Anche il termine "Roshi" è stato usato in maniere differenti. Una rappresentazione idealizzata è quella di "maestro", ovvero qualcuno pienamente illuminato al punto che in ogni suo gesto si manifesta l'Assoluto. Per quanto riguarda Soko Morinaga Roshi "Roshi è colui che si definisce tale e fa in modo che gli altri facciano lo stesso." (Basta dirlo.)

Nel 1966 Shunryu Suzuki autore del best-seller "Zen mind, Beginner's mind" e fondatore del primo monastero Buddhista fuori dall'Asia, presentò come suo successore Richard Baker. Prima della sua morte nel 1971 nominò Baker come unico erede Americano del Dharma, il solo beneficiario della "trasmissione" buddhista da guru a discepolo.



Ora, cosa significa "trasmissione"?


"Vuol dire forse che Baker è perfettamente risvegliato, che la sua comprensione è completa e la sua mente è un tutt'uno con la mente del Buddha?"
"Oh, no no" rispose Suzuki "Non esageriamo. Vuol dire che ha una buona comprensione e una completa dedizione. È l'equivalente di ottenere un diploma; la trasmissione non è niente di speciale, perché non c'è nulla da trasmettere."
La comprensione di Baker riguardo alla trasmissione fu ovviamente tutt'altra.  Infatti, come disse lui stesso "La trasmissione avviene al di fuori dei limiti dell'identità e dell'ego. Il fatto che un maestro riconosciuto riconosca te come un maestro Zen, significa che non sei più un buddhista; quello che fai è Buddhismo". (So' er mejo...!)
E quale sarebbe stato questo 'Buddhismo' secondo Baker?
In qualità di abate del monastero Zen di San Francisco il salario di Baker era intorno al mezzo milione di dollari all'anno. (Un vero nababbo... ma sempre con molto distacco.)

La disciplina impartita da Baker come maestro del centro Zen comprendeva:
1. Baker decideva con chi i suoi seguaci potevano avere relazioni sessuali.
2. Il maestro ordinava ai seguaci di disporsi in fila e inchinarsi al suo passaggio a bordo della sua fiammante BMW.
3. Quando i decani del consiglio di amministrazione del centro non approvavano sufficientemente l'operato di Baker, venivano costretti a prendersi un sabbatico.
Secondo un monaco anziano tutto lo Zen che Baker trasmetteva erano potere e arroganza: "Io sono il maestro, tu no!"
Quelle che susseguirono furono innumerevoli tresche tra maestro e discepolo e abusi di autorità sia psicologico che amministrativo.
Dopo numerosi scandali e denunce Baker commentò così: "L'unica cosa scandalosa successa al centro Zen è stato il modo in cui sono stato trattato." (Una cosa è certa... Ahò, Suzuki c'aveva visto proprio giusto!)

La mancanza di comprensione riguardo al concetto di "non fare del male" agli altri da parte di individui arroganti e per niente contriti, autoproclamati illuminati e beneficiari della profonda sacra "trasmissione" del bodhisattva, è purtroppo una costante ogni volta che si viene in contatto con queste discipline.


Mentre D. T. Suzuki e altri hanno indotto le persone a credere che non vi fosse alcuna prescritta morale Zen, un quadro diverso emerge se guardiamo agli inizi storici dello stesso Zen. In Cina, dove lo Zen è cominciato, i monasteri Zen si distinguevano dagli altri monasteri buddhisti per le famose regole del P'ai-chang (749-814) che esigevano un rigoroso codice di comportamento per i membri della comunità monastica e sanzioni severe per ogni condotta scorretta. Queste regole si possono ricondurre ad una sola fonte, il "Regolamento dell'Approccio Chán" (Chán-men Kuei-shih) scritto intorno al circa nel 950 AD. Secondo questo testo, "Se un monaco ha commesso un reato grave, egli deve essere picchiato con il suo stesso bastone. La sua tunica, la sua ciotola e gli altri attrezzi monacali vengono bruciati davanti alla comunità riunita. Il colpevole viene espulso dall'ordine dei monaci buddisti e buttato fuori dal monastero attraverso un uscita laterale come segno della sua disgrazia. Le regole sono applicate a tutti." Questo definisce definitivamente un aspetto morale e sociale della vita Chán. Questa è la logica Zen fin dalla sua antica formulazione come distinta setta Buddhista, purtroppo estinta sin dai suoi albori. 

A parte lo sfruttamento sessuale, si sono potute osservare altre caratteristiche e comportamenti negativi che i "maestri" hanno portato avanti chiaramente indisturbati: l'incapacità di affrontare le critiche in modo ragionevole, l'abuso della forma, l'uso stravagante di vestiario e ammennicoli per rituali e cerimonie, il biasimare l'ego dello studente per deflettere le accuse, l'ipocrisia, l'uso delle dinamiche settarie del gruppo a proprio favore, il controllo del flusso dell'informazione disponibile agli studenti, l'esaltazione di se stessi e la direzione autocratica dell'organizzazione.


Perché, allora, questi individui continuano a "insegnare"?

Perché i gruppi Zen sono un rifugio per questo tipo di sociopatici e un'isola felice per le inscindibili dinamiche settarie.
La struttura e l'insegnamento del Buddhismo Zen stanno proprio, infatti, alla radice del problema, e i numerosi casi di cattiva condotta del maestro e le tendenze settarie dei loro gruppi sono il sintomo di tale malessere. 

Come s'è visto, nello Zen c'è mancanza di moralità, in quanto di per sé non condanna esplicitamente il comportamento "criminale" del monaco mettendo poca enfasi sulla giustizia o la giusta condotta morale.
Lo Zen non presenta alcun segno di disapprovazione rispetto alla rigida pratica, rituali arcani e ordinazioni, al velo di segretezza e alla gestione antidemocratica. Queste caratteristiche fanno parte del pacchetto del tradizionale ambiente monastico del Giappone, e sono tuttavia riscontrabili in ogni setta antica e moderna. Un rispettabile maestro Zen disse che "il sistema Giapponese tende alla rigidità, alla ritualità alla gerarchia autoritaria e al sadomasochismo".

L'utopico ideale dell'assenza di ego, nello Zen, sembra in realtà impossibile da ottenere (O quantomeno lo è solo a parole.) e lo studente tenderà a biasimare se stesso per il proprio imperfetto comportamento, creando e rafforzando lo scisma psicologico tra la propria esperienza e l'irraggiungibile obiettivo. È proprio questa scaturita dualità che crea di per sé il problema irrisolvibile, contravvenendo proprio al basilare scopo di "svegliarsi al sé essenziale dell'infinita e assoluta unità".

Essendo il maestro l'unico capace di confermare un qualsiasi progresso potenziale, invece di realizzare autonomia e libertà, alla fine gli studenti diventano solo sempre più dipendenti all'autorità del dignitario di cotanta tradizione di lignaggio. Gli studenti imparano in fretta che il loro "avanzamento" è completamente dipendente dalla buona grazia del maestro. La sacra trasmissione del Dharma, inoltre, oscura il processo per cui le relazioni di potere sono percepite non dal punto di vista della meta da raggiungere, ma piuttosto in una forma che le rende legittime agli occhi offuscati dell'osservatore. In ogni gruppo esoterico o circolo spirituale dove viene accettato un autoproclamato maestro a capo di tale gerarchia autoritaria, si instaura un'inesorabile sudditanza psicologica. È facile, così, comprendere come sia possibile non vedere il maestro per quello che è veramente, in tutta la sua totale mancanza di compassione o saggezza, e la sua inappropriata violenza, sessualità, truffa o assuefazione.

Il classico paradosso dell'"assoluto" rispetto al "relativo" viene costantemente usato dal maestro per giustificare ogni tipo di comportamento dicendo che c'è un significato nascosto che è parte della contraddittoria natura delle cose e che, naturalmente, solo il guru comprende in maniera adeguata. Quando viene messo di fronte a un'accusa, o una semplice critica, al maestro basta soltanto spostare il punto di vista su un livello più alto d'astrazione in modo che la discussione venga subito a cadere.
I maestri Zen (Come del resto la stragrande maggioranza degli opinabili maestri spirituali.) sono divenuti degli esperti ad usare questo trucco, rispondendo a domande poste da un punto di vista relativo alla vita di tutti i giorni, con risposte derivanti dall'assoluta prospettiva del Buddhismo, e viceversa. (Dimostrare la limitata comprensione dell'interlocutore, profondamente impressionato e ammutolito da tanta illuminata destrezza, diventa un gioco da ragazzi.)

Siccome l'esperienza spirituale dell'illuminazione è ritenuta radiosa e serena, e sicuramente una che cambia la vita, lo studente sarà certamente più propenso ad essere grato al maestro e a perdonarlo per tutti i suoi difetti. L'unico modo che lo studente ha per attenuare la risultante dissonanza cognitiva è proprio giustificare il fatto che il maestro sia una persona che abusa perché è un essere "illuminato", innnescando un circolo vizioso senza fine.




Un uomo che si autodefinisce un maestro, è certamente nel pieno diritto di fare tale affermazione. Ognuno può chiamare se stesso quel che gli pare, sta agli altri di accettarlo o metterlo alla prova. 

La vera prova non è tanto in quello che insegna, ma semplicemente come lo vive in prima persona.

"Ma dopo tutti questi esempi di presunta o mancata 'illuminazione', laddove il nobile riverito maestro e i suoi umili discepoli tagliano legna, attingono acqua e fanno sesso illecito, la quieta, serena grazia di un arcere Zen fa la sua apparizione su un programma televisivo Olandese. L'arcere Giapponese in tonaca cerimoniale s'inchina solennemente, s'inginocchia, prega prima di tendere l'arco, prende la mira, scocca la freccia e... Manca completamente il bersaglio!"



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Riferimenti bibliografici:

H.Tworkov,  "Zen in America"
B. Victoria, "Zen at War"
A. Rawlinson, "The Book of Enlightened masters"
B. Victoria, "Zen War Stories"
J. Van de Wetering, "The Empty Mirror: Experiences in a Japanese Zen Monastery"
J.Kornfield, "After the Ecstasy, the Laundry"
D.Chadwick, "Crooked Cucumber: Vita e Precetti di Shunryu Suzuki"
M. Downing, "Shoes Outside the Door"
R. Buswell, "The Zen Monastic Experience"
J. Van de Wetering, "After Zen"

18 commenti:

  1. questo post potrebbe andare bene pari pari anche per la Chiesa Cattolica ,cambiando titolo e fotografie ,capisco che bisogna spiegare ai Credini ,ma "credo" che questa interpretazione dello Zen sia abbastanza filtrata dall'ottica di chi e' stato bruciato dall' acqua caldo , tra l' altro ho letto quasi tutta la bibliografia ...personalmente credo sia una visione un riduttiva dello zen anche se alcuni fatti sono innegabili ,fatti pero' che sono secondo me piu' attribuibili al sistema nippo/imperiale/confuciano che allo zen , per esempio nelle guerre mondiali non solo lo zen ma tutte le sette buddhiste presenti in Giappone diedero sostegno alla guerra ...in poche parole hai buttato il bambino con l'acqua sporca ,anche se e' vero che era un bastardello figlio di ignoti ! ciao

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    1. Sì, alcuni fatti sono innegabili e continuamente accaduti al di fuori del sistema nippo/imperiale/confuciano a prescindere da filtri e interpretazioni.

      È vero, questo post potrebbe andare bene pari pari per ogni setta spirituale e circolo esoterico.

      Sono d'accordo: invece di buttare via il bambino insieme all'acqua sporca, con quel liquame facciamoci una gustosa e benefica tisana.

      "Non buttare via il bambino con l'acqua sporca."
      Carino e conveniente questo moraleggiante aforisma...

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    2. Vabbe',dimentico sempre che chi vuole travisare travisa e che chi modera ha sempre ragione .

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    3. koan diagonali16/04/17, 10:10

      Caro Zenbaba,
      ha volte è necessaio buttare il bambino (specie quando questo è morto, bisogna dargli una degna sepoltura), l'acqua sporca, la bacinella e lavarsi le mani con l'acqua calda (va bene anche scottarsi, in modo tale da disinfettarsi bene dai germi di credinismo residui).

      Se chi vuole travisare travisa , è pur vero che chi non vuo vedere non vede.
      Potresti considerare questo post come l'acqua sporca da buttare, gli altri post come il bambino morto da seppellire:
      L'attimo fuggito, la Meditazione, La conoscemenza, Il lavoro su di sé, L'esperienza, Gli esercizi.
      Quindi il Bambino e l'acqua sporca sono stati buttati insieme , ma in post (i) diversi.

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    4. koan diagonali16/04/17, 10:13

      p.s.
      mi è scappata una "h" di troppo

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    5. koan diagonali16/04/17, 19:05

      E' vero. Ognuno ha le proprie piccole grandi certezze. C'è la certezza di chi afferma che altri hanno certezze. C'è la certezza di chi ritiene che si stia buttando il bambino e l'acqua sporca. C'è chi ha la certezza che è bene buttare anche la bacinella e lavarsi(scottarsi) le mani.C'è la certezza di chi dice di non avere certezze, tranne la certezza dell'incertezza. C'è la certezza di chi segue un percorso/maestro/tradizione che lo condurrà al risveglio/illuminazione/sartori, e poi c'è la certezza di chi dice che "di doman non c'è certezza".

      Davvero, quante certezze.

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    6. Non buttare via le certezze con l'acqua sporca.

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  2. CANCELLA LA PAGINA SU MAHATMAZEN. MINACCIA DI DENUNCIARMI PER DIFFAMAZIONE.

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    1. Wow! Tutto maiuscolo.
      Anonimo: questa volta l'hai combinata proprio grossa.

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  3. CANCELLA LA PAGINA SU MAHATMAZEN. SE NO MI (Ci becchiamo) BECCO UNA DENUNCIA PER DIFFAMAZIONE, MI È STATO CHIESTO DA LUI QUINDI CANCELLA TUTTO.

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    1. Il commento duplicato di questo qui sopra è stato eliminato. Penso che uno sia sufficiente.
      Strano... A me Er Mahatma non mi ha chiesto nulla.
      Strano anche che non hai postato questo commento sulla pagina: Er Mahatma Zen: Marco Cosmo e il X Toro

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  4. anti-credino: persona che scredita e sbeffeggia per trarne un qualche piacere personale e imporre il suo credo agli altri. Lungi dal volere aiutare il povero credino di turno, l'anti-credino usa un linguaggio creativo e canzonatorio per esibire le sue certezze in modo acrobatico e subliminare e dominare l'avversario in un presunto duello intellettuale. L'anticredino è spinto da magnanima compassione, per questo è incline a distruggere la fede, il percorso o l'interesse negli altri, non sopporta che altri la pensino diversamente da lui e trovino piacere in ciò in cui lui per superiore illuminazione vi ha rinunciato e bollato con ferma certezza come credinate, per questo si sente investito del dovere morare di illuminare anche gli altri facendoli sentire dei poveri idioti. L'anticredino gode nel dire credino a qualcuno, è la sua natura superiore che lo rende capace di cortanta umanità. L'anti-credino mostra solo quello che conferma le proprie credenze e nasconde tutto ciò che potrebbe mettere in discussione il proprio credo, lo nasconde perchè troppo stupido per essere mostrato. Così l'anticredino, munito ti tappi per l'orecchie o prosciutto sugli occhi continua dritto per la sua strada, voracemente impaziente di incontrare la prossima preda per sfogare la sua delusione sbeffeggiando e in alcuni casi riuscendo effettivamente a convertire (provando orgasmi multipli sonori), del resto convincere gli altri delle proprie idee fa credere più sicuri delle nostre.

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    1. Francesco!

      Qual buon vento o scia mefitica... È un vero piacere riaverti qui.

      Dal tuo commento sembra che tu ti sia felicemente rimesso sulla diretta via che era smarrita.

      Non so a chi tu ti riferisca quando parli dell'anti-credino. Nel caso tu ti riferissi a me, sappi che io non aspiro a tanto. Io mi limito ad essere un ex-credino e nulla più.
      Come ben sai, questo intero blog, è più che altro un diario, un passatempo, un manifesto della mia credinaggine e non certo della mia intellettualezza. L'ho detto in precedenza: io non posso aiutare nessuno. Qualora, putacaso, qualcuno venisse qui e trovasse utili (o anche solo divertenti) queste farneticazioni... Buon per lui.

      Nel pallone gonfiato spirituale io non posseggo certezze certe, e non posso e non voglio "distruggere la fede, il percorso o l'interesse negli altri".
      Mi piace però prenderli in esame (e in giro, questo è vero) per quello che sono e non per quello che dovrebbero essere, potrebbero essere o sarebbe bello che fossero.
      Per me l'unico "risveglio" è il risveglio dal sogno del risveglio, questa è la mia "superiore illuminazione".
      La mia "ferma certezza" non è altro che la semplice osservazione di come la remota esistenza di una mitica possibilità si sia magicamente trasformata in una sacrosanta certezza. Questo antichissimo e fantastico dogma si scredita da sé, io sono solo un cronista.
      Se mostrare queste fantasiose evoluzioni per quello che sono fa sentire qualcuno come un povero idiota, che colpa ne ho io?

      È vero, io mostro solo quello che descrive questo processo rincognitivo. Il resto non lo posso nascondere, perché non può essere mostrato, in quanto fatto di nulla. Descrivere e voler mostrare questo nulla, esibire le proprie convinzioni in modo così sconsiderato, questo è ciò che trovo spassoso. È così che impongo il mio credo agli altri... Ti ho convinto?

      Ritengo che ridersi addosso sia molto utile e salutare per digerire la pesante e tossica auto-critica della "delusione" (o del "risveglio") non trovi?

      Ma ora raccontami un po'di te...
      Chi non sopporta che altri la pensino diversamente da lui?

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    2. Smo! non mi riferivo a te! :-) (almeno non nello specifico).
      [cre-dì-no] agg., s.m.(f. –a) – persona colpita da smarrimento... mi sono concesso la licenza di aggiungere anche la mia personale visione dell'anti-credino (ma preferisce farsi chiamare ex-credino davanti gli amici).

      Non penso proprio che qualcuno possa astenersi dal percorrere la vita, volenti o nolenti, senza per questo volergli trovare un senso diverso dal vivere ordinario stesso. Non sembra nemmeno che abbiamo tante scelte visto che la vita sembra andare per conto suo fregandosene spesso delle nostre fantasie di come dovrebbe andare, perciò l'unica cosa sembra essere quella di vivere questa esperienza per quella che è e buona notte, per quel che se ne sappia, ognuno, credino o ex-credino, sta facendo il meglio di quel che può in questo mondo veramente strano.

      Ci sentiamo in privato appena me lo sento.
      Ciao

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    3. Francé, quindi non ti riferivi a me nello specifico, ma ce l'avevi con me in generale...

      Non-credino e Credino fanno del loro meglio: per il primo la vita va come le pare; per il secondo la vita va come gli pare.

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  5. Commento estraneo a tutta la faccenda. Smoderatore , penso rientri nell'INTP .

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  6. Interessante questo gioco delle parti: il commentarista si erige a smoderatore e viceversa, il credino, l'anticredino.ex-credino, l'anti ex-credino, si unificano in una sola entità: il Nuovo credino.
    Decisamente interessante la possibilità di sviluppo di questa nuova entità ibrida, bisognosa di nuovi aggettivi e premurose attenzioni.
    Un saluto ai giovani attori...

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